Italia: un paese di lusso?

Italia: un paese di lusso?

Sembra una frase scontata ma la si ripete sempre più spesso: « In Italia c’è crisi, ma il lusso non la sente proprio ». È effettivamente così o si tratta di una frase di circostanza? Stando ai numeri sembrerebbe proprio confermata la tendenza positivadei settori top di gamma nel nostro paese.

Dal 2011, i marchi italiani più prestigiosi hanno visto un progressivo e costante incremento di ricavi che ha portato a superare il precedente record di fatturato avuto addirittura nel lontano 2007, anno di inizio della crisi.

Balza all’occhio il calo degli acquirenti nelle regioni storiche (Europa e America), mentre esplodono l’area del Pacifico (+25%) e non accenna a fermarsi la corsa della Cina, che segna addirittura un +35% (dati 2011/2012) e rappresenta, ad oggi, quasi un terzo del totale degli acquirenti mondiali. Questa decisa impennata è stata determinata in gran parte dalla debolezza dell’euro sulle piazze borsistiche internazionali e dal turismo di massa verso il nostro paese.
settori che trainano questa cavalcata sono, in primis, l’alta moda e l’abbigliamento (32% del totale), con i grandi nomi italiani sempre in primo piano e che mai sfigurano accanto ai cugini d’Oltralpe. La Settimana della Moda milanese resta uno degli eventi clou della stagione, seguito da migliaia di addetti al settore come l’evento in grado di spostare gli equilibri di un intero anno. Seguono a ruota gioielleria e orologeria, scarpe (col gruppo Tod’s dei fratelli Della Valle che continua a macinare utili anno dopo anno), ottica, accessori in pelle e seta (19%) e alimentari di lusso.

Per mantenersi competitivi e non rischiare, però, molti nomi, soprattutto della moda, hanno deciso di diversificare la propria produzione: Armani ha dato avvio alla produzione di una linea di mobile, Cavalli e Dolce & Gabbana non rinunciano ad aprire cafè esclusivi coi loro marchi.

Negli ultimi anni un deciso incremento lo si è avuto anche e soprattutto nel settore cantieristico navale, con nomi come Azimut e Perini che, grazie ai nuovi miliardari dei paesi emergenti (Brasile, India, Russia ormai una certezza), hanno visto aumentare progressivamente il numero di ordini, soprattutto per yatch oltre i 15 metri e navi (imbarcazioni oltre i 25 metri).

Nonostante questo deciso trend, a preoccupare è però il numero di nomi storici che preferiscono accodarsi a grandi gruppi del lusso, sia per sicurezza finanziaria sia per possibilità di aperture a nuovi mercati. È di poche settimane fa l’annuncio dell’acquisizione di Loro Piana da parte del gruppo francese LVMH (Louis Vuitton), ma molti altri nomi continuano a passare in mani straniere pur mantendo, almeno di facciata, un nome italiano.

Parlando di made in Italy e lusso non si può però purtroppo sorvolare sul problema del falso e della contraffazione. Essa, oltre ad essere un grave ostacolo alla diffusione di un brand e anche al guadagno, rappresenta in primis una pessima immagine per un gruppo.

Per il 2013 gli analisti fanno ancora ben sperare in una ennesima annata d’oro per il settore. Certo non si diventa una azienda top di settore in poco tempo, ma in un periodo di crisi e precariato, un paese che da sempre vanta una forte immagine di lusso e pregio nel mondo, non può non pensare di risollevarsi proprio partendo da queste considerazioni.

Fonte: http://www.echeion.it/economia/italia-un-paese-di-lusso/